Dalla forza delle reti professionali all’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro: esperti, accademici e professionisti si sono confrontati a Roma in un incontro promosso da Confprofessioni, APRI International e ANF. Al centro del dibattito una convinzione condivisa: il cambiamento è già iniziato e richiede nuove competenze, nuove alleanze e una nuova cultura dell’innovazione.
Le professioni stanno vivendo una delle trasformazioni più profonde degli ultimi decenni. L’intelligenza artificiale ridisegna processi e modelli organizzativi, mentre la crescente complessità del mercato rende sempre più strategica la capacità di costruire reti, condividere competenze e sviluppare forme di collaborazione multidisciplinare.
È da questa consapevolezza che ha preso avvio “Fare impresa oggi: collaborare innovando. Dalle reti d’impresa all’intelligenza artificiale: strumenti per far crescere imprese e professionisti”, l’incontro ospitato il 6 luglio presso la sede nazionale di Confprofessioni e promosso da Confprofessioni, APRI International e ANF, che ha riunito rappresentanti delle professioni ordinistiche, accademici ed esperti per riflettere sulle sfide che attendono il settore nei prossimi anni.
Ad aprire i lavori è stato Andrea Dili, Vice Presidente di Confprofessioni, che ha richiamato l’importanza di accompagnare il cambiamento con strumenti concreti e una visione condivisa, sottolineando come innovazione, collaborazione e capacità di fare sistema rappresentino oggi fattori imprescindibili per rafforzare il ruolo delle libere professioni.
Il cuore dell’incontro è stato il dialogo moderato da Alessandro Cianfrone, che ha visto confrontarsi Nicoletta Grassi, autrice del volume Reti di impresa – guida completa per PMI e professionisti: organizzazione, fiscalità, strumenti e modelli di crescita, e il Professor Claudio Rorato, Responsabile dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale del Politecnico di Milano.
Nel suo intervento, Nicoletta Grassi ha illustrato il contratto di rete come uno degli strumenti più efficaci per consentire a professionisti e PMI di affrontare insieme le sfide del mercato, mantenendo al tempo stesso la propria autonomia. Le reti, ha evidenziato, rappresentano un modello organizzativo moderno e flessibile, capace di favorire la condivisione di competenze, l’aggregazione multidisciplinare e la crescita competitiva senza rinunciare all’identità dei singoli soggetti coinvolti.
Ad offrire una fotografia dell’evoluzione del settore è stato il Professor Claudio Rorato, che ha presentato i dati più recenti dell’Osservatorio. L’utilizzo volontario dell’intelligenza artificiale negli studi professionali è passato, nell’ultimo anno, da una quota compresa tra il 10 e il 12% a valori che oscillano oggi tra il 35 e il 50%, confermando una crescita estremamente rapida. Parallelamente, oltre il 70% degli studi italiani continua a essere costituito da realtà di micro e piccole dimensioni, mentre la propensione a forme di collaborazione stabile rimane ancora limitata. Uno scenario che, secondo Rorato, rende sempre più urgente investire in formazione, digitalizzazione e modelli organizzativi condivisi.
Grande interesse ha suscitato anche la presentazione del volume “Intelligenza artificiale, legal design e autonomia privata” di Giampaolo Di Marco, che ha affrontato uno dei temi più delicati del dibattito contemporaneo: il rapporto tra intelligenza artificiale, diritto e autonomia decisionale. L’autore ha evidenziato come strumenti quali il legal design possano contribuire a rendere il diritto più comprensibile e accessibile, ma ha allo stesso tempo richiamato la necessità di preservare il pensiero critico e la responsabilità del professionista, evitando che le decisioni vengano delegate in modo acritico agli algoritmi.
Ad arricchire il confronto è stata inoltre la testimonianza di Giuseppe Buttini, presidente di una rete professionale multidisciplinare composta da avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro. Attraverso il racconto di un’esperienza concreta, Buttini ha mostrato come la collaborazione strutturata tra professionisti, supportata da regole condivise e da una visione comune, possa trasformarsi in un reale vantaggio competitivo, consentendo di offrire servizi sempre più integrati alle imprese.
Dalla discussione è emerso un messaggio chiaro: l’intelligenza artificiale non sostituirà il professionista, ma cambierà profondamente il modo di esercitare la professione. A fare la differenza saranno la capacità di interpretare il cambiamento, la disponibilità a collaborare e l’investimento continuo nelle competenze. Le reti professionali, in questo contesto, si confermano uno strumento essenziale per valorizzare il capitale umano, favorire l’innovazione e costruire nuove opportunità di sviluppo.
L’incontro rappresenta una delle iniziative attraverso cui APRI International conferma il proprio impegno nel promuovere momenti di approfondimento dedicati alle sfide più rilevanti per il mondo delle professioni. Innovazione tecnologica, intelligenza artificiale, nuovi modelli organizzativi e capacità di fare rete sono oggi temi centrali per professionisti chiamati a evolvere il proprio ruolo all’interno di un’economia sempre più complessa e interconnessa. Attraverso il coinvolgimento di esperti, istituzioni e rappresentanti del mondo accademico, APRI International continua a creare occasioni di confronto e formazione su questioni destinate a incidere profondamente sul futuro delle libere professioni, rafforzando una visione orientata alla crescita, alla collaborazione e all’apertura verso nuove opportunità.


