“La Nuova Farnesina”, la riforma del MAECI ed liberi professionisti.

Dal 1° gennaio 2026 la Farnesina ha cambiato pelle. La riforma presentata dal Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, a Villa Madama, e da lui stesso definita “una vera rivoluzione”, ha ridisegnato l’architettura del Ministero attorno a un principio semplice quanto radicale: la crescita economica del Paese entra a pieno titolo nel Dna della politica estera italiana. Non si tratta di un aggiustamento cosmetico, ma di una trasformazione strutturale, ottenuta peraltro a costo zero, che restituisce alla diplomazia italiana un assetto capace di rispondere a una domanda crescente di servizi da parte di cittadini e imprese, e che apre, per la prima volta in modo così esplicito, uno spazio istituzionale dedicato alle competenze professionali come leva dell’internazionalizzazione.

Il cuore della riforma è un Ministero a doppia capacità: due pilastri distinti e complementari, ciascuno affidato a un Vice Segretario Generale, accanto all’attuale Segretario Generale del Ministero. Il primo pilastro, quello politico, rafforza l’azione diplomatica tradizionale, garantendo maggiore coerenza e rapidità nella gestione degli scenari internazionali e potenziando, con una nuova Direzione Generale dedicata alla cybersicurezza e all’innovazione tecnologica, la capacità del Sistema Italia di affrontare le minacce del presente. Il secondo pilastro, quello economico, è la vera novità che riguarda da vicino il mondo delle libere professioni: nasce infatti la Direzione Generale per la crescita e la promozione delle esportazioni, lo strumento attraverso cui la rete diplomatico-consolare italiana, le 130 Ambasciate del sistema Italia, diventa leva attiva per l’economia nazionale, secondo quella logica di “diplomazia della crescita” che la Farnesina persegue ormai da tempo e che oggi trova finalmente una casa istituzionale precisa.

Quando cambia tutto questo? La riforma è già operativa: i passaggi legislativi necessari sono stati completati e dal 1° gennaio 2026 la nuova struttura è pienamente in vigore. Come cambia? Attraverso una riorganizzazione che non si limita all’organigramma ma investe la sostanza del lavoro del Ministero: nasce presso la Segreteria Generale l’Unità per la semplificazione e il coordinamento, con il compito di raccogliere segnalazioni e proposte per rendere più agili i servizi a cittadini e imprese; viene rafforzata la Direzione dedicata ai connazionali all’estero e alle politiche migratorie; e, elemento decisivo per chi lavora nei mercati internazionali, viene creata una sala operativa per l’export, pensata per coordinare in modo stabile e continuativo l’assistenza alle imprese italiane all’estero, in stretto raccordo con ICE, Cassa Depositi e Prestiti, SIMEST e SACE. L’obiettivo dichiarato dal Governo, che la riforma è chiamata a sostenere, è ambizioso: portare l’export italiano a 700 miliardi di euro entro il 2027.

Ed è proprio in questo disegno che si inserisce la divisione più rilevante per i liberi professionisti: quella tra un sistema di supporto alle imprese che fino a ieri poggiava quasi esclusivamente su ambasciate, consolati e uffici ICE, e un sistema che oggi riconosce esplicitamente il ruolo delle competenze professionali come terzo pilastro dell’internazionalizzazione. Lo ha detto con chiarezza lo stesso Tajani in occasione dell’Annual International Meeting 2026, promosso da Confprofessioni e APRI International lo scorso 21 maggio a Palazzo Rospigliosi: le imprese funzionano meglio quando sono accompagnate non solo dalla rete diplomatico-consolare, ma anche da una rete di professionisti, commercialisti, avvocati, ingegneri, architetti, geologi, che conoscono i territori e le normative locali e che possono orientare le PMI nella complessità fiscale, contrattuale e digitale dei mercati esteri. In quella stessa occasione il Ministro ha annunciato la volontà di abbattere le barriere tra ambasciate, imprese, professionisti, SACE, SIMEST, ICE e Camere di commercio, riconoscendo alle libere professioni una funzione di cerniera tra il sistema pubblico del supporto all’export e il tessuto produttivo reale del Paese.

Per i liberi professionisti italiani, questo significa concretamente entrare in un perimetro istituzionale in alleanza strutturata. Il protocollo siglato tra il MAECI, Confprofessioni e APRI International è il primo tassello di questa nuova collaborazione: un accordo che riconosce ai professionisti la qualifica di partner strategici delle imprese, e non di semplici fornitori di servizi accessori, nel percorso di apertura ai mercati internazionali

La riforma consegna ai liberi professionist un ruolo di dialogo in linea con la nuova architettura della Farnesina, costruendo un matching strutturato tra PMI esportatrici e professionisti qualificati, integrando questa rete con ambasciate, uffici ICE e Camere di commercio estere nei Paesi target.  La rete di Senior Advisor di APRI International opera con competenze verticali sui diversi mercati globali, dall’intelligence economica alla compliance locale, integrando una leva decisiva del percorso verso l’obiettivo previsto, perché l’export cresce davvero solo quando la diplomazia economica trasforma la promozione in presidio quotidiano nei mercati.

La nuova Farnesina, ridefinisce il perimetro di chi, in Italia, può legittimamente definirsi protagonista della politica di internazionalizzazione del Paese. Per i liberi professionisti si apre una stagione diversa, in cui la competenza trasversale e strategica trova un riconoscimento istituzionale esplicito, e con esso la responsabilità di essere pronti di una visione chiara che guarda ad un obiettivo condiviso tra Stato, imprese e professioni.